La Cina attraverso i miei occhi

Intervista a Franca Demaria

Grazie al mio compagno, Sebastiano Ramello che da sempre gira mondo, ho avuto la possibilità di scoprire questo grande paese, chiamato anche dai suoi abitanti il “Paese di Mezzo”, scoperto volta per volta grazie ai tanti viaggi che ci hanno portato qui principalmente per lavoro, in quanto il mio compagno è un consulente internazionale nel mondo del vino e da quasi 10 anni promuove il dolce nettare italiano in Cina, ma anche per pura passione come viaggiatori, “turisti”.

1. Qual é la cosa che ti ha affascinata di più della cultura cinese?

La sua storia, sia passata che presente, la capacità che ha avuto ad adattarsi ai cambiamenti mantenendo forti tradizioni, uno dei pochi Paesi al mondo che non ha mai mai invaso militarmente un altro paese, e poi con la più grande e svariata cultura culinaria, e visto la mia passione per la cucina, qui non si smette mai di imparare.

2. Com’é organizzata la vita in città in Cina?

La maggior parte delle persone si svegliano con le prime luci del sole, i giovani, più moderni qualche esercizio fisico, come da noi una corsetta lungo i viali o al parco, gli anziati, quasi tutti radunati insieme per praticare Tai Chi, danza tradizionale o altre arti marziali, è bello vederli nelle piazze sia al mattino che alla sera. Mentre i bambini, molti, prima di iniziare la giornata di studio si radunano in attenti come soldatini nei cortili dove si alza dagli altoparlanti la voce della propaganda per poi dare inizio a esercizi fisici. Per il resto è una popolazione per lo più basata sul lavoro, si dorme, si mangia e si lavora. Il lavoro è sempre finalizzato alla produzione e ad un guadagno monetario, difficile o meglio pochissimi fanno qualche cosa esclusivamente per passione.

3. Sicuramente la Cina é affollatissima di turisti … hai avuto modo di conoscere qualcuno del posto? Se si, com’é avvenuto l’incontro?

In realta una delle cose che mi attira molto della Cina è proprio il fatto che non è ancora stata presa d’assalto dai turisti, backpackers se ne vedono pochissimi. Il poco turismo è quello organizzato e si divide tra Pechino, Shanghai, qualche altra grande metropoli e Hong Kong, per il resto si può viaggiare per settimane senza incontrare turismo straniero. In compenso ormai, la maggior parte dei luoghi più belli, e in Cina ce ne sono moltissimi, sono stati presi d’assalto dal turismo locale. Questo rende anche faticoso viaggiare in questo paese sopratutto se si viaggia da soli e se non si parla il cinese in quanto pochissimi o meglio quasi nessuno spiccica parole in inglese. Muoversi non è facile, sicuramente il paese più difficile che abbia mai visitato. Sebastiano, il mio compagno, mi racconta che solo pochi anni fa non c’era nessuna indicazione in inglese neanche nelle metropoli principali, mentre ora nelle 4/5 città più grandi della Cina in metropolitana, come in stazione dei treni, si trovano anche scritte in inglese. Ho conosciuto molti locali, sopratutto grazie al lavoro del mio compagno, tutti molto ospitali, sempre pronti ad invitarti per un semplice te o a pranzo e cena, amano mostrarti la loro cucina, e se sei uno che apprezza il buon cibo senza aver timore di provare piatti nuovi, te li fai subito amici. Comunque sia la parte più difficile continua ad essere la comunicazione, non parlano inglese, ma ora con alcune applicazioni, traduttori simultanei e wechat si riesce in un modo o nell’altro a comunicare. La maggior parte degli incontri sono stati legati al lavoro ma altri sono avvenuti per caso, in guest house, oppure quando anni fa sempre con Sebastiano attraversammo parte del sud della Cina in autostop, si erano creati bei, ma momentanei, legami. Una volta eravamo nel sud dello Yunnan, arrivavamo in autostop dal Laos, il nostro GPS ci segnala una strada a lunga percorrenza, ci facciamo lasciare dalla macchina che ci aveva caricato in precedenza, vicino al casello di questa strada, cominciamo a fare nuovamente l’autostop, faceva anche freddo, neanche l’ombra di una autovettura, chiediamo al casellante che però non parlando inglese non era stato in grado di darci spiegazioni, le ore passano, ormai era l’imbrunire, ad un certo punto un poliziotto si avvicina a Seba e tramite traduttori elettronici gli fa capire che quella strada era talmente nuova che nessuno la conosceva, per questo nessuno passava da li. Seba ricordo che mentí, non gli disse che eravamo in autostop ma che stavamo aspettando un autobus. Alla fine il poliziotto, insieme a un suo collega ci caricò sulla macchina della polizia e ci accompagnarono al paese più vicino a circa 20 km, un piccolo paesino tradizionale nel mezzo delle montagne, ci invitarono al commissariato dove ci passarono cena, foto con il comandante e tutti i poliziotti presenti, qualche scambio di sorrisi e poi si preoccuparono di trovarci un posto per dormire e il giorno dopo ci misero su un autobus. Sono stati molto carini e gentili. Si sono preoccupati che riprendessimo il nostro viaggio sicuri. Io ero felice, pensavo di essere sicura seduta su un comodo autobus, ma Seba non era della stessa idea … lui quando si mette qualche cosa in testa….dopo pochi km fece fermare l’autobus, avevamo anche il biglietto già pagato, e riprendemmo a piedi a pollice alzato. Potrei raccontarne almeno un altro centinaio di incontri del genere…

4. Raccontaci di un evento che non dimenticherai mai

Uno solo? Sono così tanti gli eventi speciali a cui abbiamo avuto il piacere di essere partecipi…. Uno in particolare rimane impresso nei miei più bei ricordi e nel mio cuore,  sempre in Yunnan ma nel nord, durante un’altra delle nostre visite in Cina. Eravamo in un bellissimo e piccolo villaggio tradizionale, con case fatte di legno e pietra e strade lastricate di granito grezzo, tra le alte vette ai piedi dell’Himalaya, si vede il monte di giada di 5000 mt, il villaggio si chiama Baisha, faceva freddissimo, non tanto di giorno ma alla sera da battere i denti, in un giorno di sole, cielo limpidissimo, incontrammo un anziano signore che accompagnava una signora molto più anziana di lui nel centro del paese, bellissima con i suoi abiti tradizionali, mi fermai, mi aveva così colpito, lui la teneva teneramente per mano, stranamente parlava un buonissimo inglese e mi spiego che aveva sessanta qualche anno e la donna che assisteva era sua madre ormai ultra novantenne, ci invitò a seguirlo, figuriamoci, noi ci siamo mai tirati indietro a un invito, così arrivammo in una bella casa di legno e muratura dove sul davanti uno studio medico, scoprimmo cosi essere il figlio di uno dei medici di medicina tradizionale naturale, medico Naxi, Dott. Ho, più famoso dello Yunnnan, e forse della Cina intera, riconosciuto in vari paesi del mondo, anche da molti reali che a turno si erano fatti curare da lui, una storia meravigliosa, un uomo unico, che conosceva più di duemila tipi di erbe, curava solamente con le erbe provenienti dalla montagna di 5500 metri difronte al villaggio, le sue cure erano gratuite ai poveri e per chi se lo poteva permettere di pochi dollari, ci fece vedere come le sue cure, anche per malattie molto importanti come il tumore erano meno costose della spedizione della stessa medicina tramite posta o corriere. Tra i tanti articoli appesi al muro scrostato trovammo anche uno del National Georgraphic. Purtroppo poco meno di un anno dopo, Seba leggendo le news su un quotidiano Americano scoprì che questo medico ormai quasi centenario era morto. Baisha e i suoi dintorni sono stati veramente un posto magico, anche la cucina a base di carne di Yak (una specie di bufalo himalayano) molto particolare unica, le sue piccole guest house molto ospitali, pulite, tradizionali, solo molto freddo, non c’era riscaldamento e a meno cinque gradi sotto zero dormire riparato da pareti fatte di assi fa veramente freddo, noi andavamo a dormire con il tramonto vestiti, dopo questa ora era impossibile girare per il villaggio, non avevamo l’abbigliamento adatto, troppo freddo.

5. Consideri questo in cina come uno dei viaggi più belli della tua vita? Perché?

Difficile dirsi, la Cina non è stato solo un viaggio, ci sono stata diverse volte, come viaggiatrice ma anche al seguito del lavoro del mio compagno, sicuramente ho tra i più bei ricordi di viaggio, la cultura è eccezionale, ma anche altri paesi come la magica India, il Sud Est Asiatico, le Filippine, il Madagascar sono stati unici, ogni viaggio è diverso.

6. C’é qualcosa di negativo che hai visto o che ti é successo che ricordi? Se si, cosa?

In Cina? non proprio, qualche piccola disavventura ma poi tutto si è sistemato, come ad esempio una notte durante il nostro viaggio in autostop, ci hanno scaricato nel bel mezzo del niente, in un villaggio piccolissimo tra le montagne, ormai era buio, pioveva, faceva freddissimo, non c’era una luce, Seba si è precipitato a cercare un posto da dormire ma niente, uno dei posti più non ospitali che siamo stati probabilmente in Cina, chiedemmo anche ai locali se c’era un mezzo, autobus, ormai anche Seba era arreso e disposto a prendere un autobus, ma tutti ci deridevano, qualche d’uno si era offerto ad accompagnarci alla città vicina di un milione di abitanti, a solo 20 km in automobile, ma visto il nostro disagio nessuno ci chiedeva meno di 100 dollari americani, Seba era arrabbiato, intanto ci stavamo scaldando saltellando accanto a un fuoco acceso lungo la strada con dell’immondizia, eravamo bagnati, ogni automobile che passava e rallentava Seba si faceva avanti per chiedere un passaggio, nessuno ci rispondeva, non ci guardavano neanche in faccia, fino quando non si fermo una macchina con a bordo una famiglia, gli spiegammo la nostra situazione, loro stavano andando alla città, gli chiedemmo un passaggio, che loro però rifiutarono cosi Seba gli disse che eravamo disposti a pagare e dopo una breve contrattazione stabilimmo la paga di 10 dollari, è stata la prima e ultima volta che abbiamo pagato durante un viaggio in autostop. Una volta arrivati alla città ormai erano le 11 di sera, Seba che parla meglio di me, ringrazio e l’uomo rispose che non c’era bisogno di ringraziare che i nostri soldi ringraziavano per noi. Altra disavventura è stata legata al lavoro, agli affari di Sebastiano, dopo mesi di contrattazione un, quanto pare, grosso gruppo cinese dopo aver firmato un importante contratto ci invitò a raggiungerli in Cina per definire pagamenti e spedizioni, cosi facemmo ma una volta sul posto, cercarono malamente di estorcere del denaro a Seba che però seppe e riuscí in modo diplomatico a allontanarli, ancora oggi a volte ci domandiamo cosa era successo e cosa si aspettavano da noi….

7. C’é qualcosa che rimpiangi del viaggio in Cina ?

Nessun rimpianto, o forse di non aver potuto visitare più posti, ma sicuramente ci saranno altre occasioni, forse non aver avuto abbastanza tempo per imparare il cinese e la sua medicina

8. Consiglieresti a qualcuno di viaggiare in Cina? Perché?

Certamente consiglio a tutti questo paese, ma per chi a poco tempo consiglio di focalizzarsi solo in una regione, il Paese è enorme e non sempre semplice da viaggiare. Lo consiglio per la sua unicità, cultura, è un paese ancora da scoprire, non è ancora preso da assalto da turismo e backpackers.

9. Qual è stata la prima impressione che hai avuto delle persone del posto e del luogo stesso?

Inizialmente schivi, ma in fondo quando si conoscono sono molto aperti e divertenti. Comunque è difficile farsi un amico in Cina, inteso per quello che per noi è l’amicizia, un popolo molto materialista. Comunque sia è difficile che mi fermo alla prima impressione.

10. C’è qualcosa della tradizione cinese che ti è rimasta in mente e che pratichi anche tu da quando sei stata in Cina?

La cultutura del tè, è veramente magnifica e noi a casa cerchiamo di mantenere questa tradizione acquisita, abbiamo potuto, io e il mio compagno, apprendere questa cultura grazie ai tanti amici sia in Cina che a Hong Kong che ogni volta ci hanno saputo introdurre a questa pianta secondo loro miracolosa, e cosi abbiamo dato anche vita a una collezione privata di tè per lo più di te Pu’er tè dello Yunnan il più prestigioso del Paese, qui si trovano i tè più pregiati, , tè anche centenari, in Cina il tè più è invecchiato più è pregiato, di conseguenza costoso. Tra la nostra collezione, regalo di un amico cinese, ne abbiamo anche uno di 50 anni. Ma oltre i tè più preziosi, ne abbiamo collezionati anche alcuni te floreali, come Pu’er tè lasciato invecchiare all interno di un mandarino, che con il tempo, diventando secco da un aroma di agrume al tè; oppure palle di te che mettendole in bicchieri di acqua bollente, meglio se il bicchiere è trasparente, si aprono con il calore, dando vita a bellissimi fiori che vanno a riempire l’intero bicchiere.
Non solo il tè cinese è speciale ma anche la sua antichissima cerimonia che lo accompagna, chiamata “GONGFU CHA”, in certe cos’è simile alla cerimonia del vino quando si prepara una degustazione professionale.
Cerimonia che si può paragonare ad una piacevole seduta di Hata yoga, gesti meno sacri, ma movimenti graziati che liberano la mente. I rituali cambiano leggermente a differenza delle differenti etnie.
Gong Fu Cha significa “l’arte di fare le cose bene” ed è una cerimonia che viene consumata utilizzando un grazioso servizio che comprende un bollitore, una teiera Yixing, piccole tazze, un vassoio di bambù o in legno e un dosatore in legno. Le foglie di tè vengono messe dentro la piccola teiera, ideale per l’esalazione dei profumi, e si prepara l’infusione in tre tempi, servendo poi il tè nelle tazze smaltate. Tazze che, prima dell’operazione, vanno lavate come tutte le stoviglie, teiera compresa, con acqua bollente. Tipo come si fa con i bicchieri da vino utilizzando il vino stesso. Colui che serve il tè, (come un bravo Somelier) pratica gesti delicati e precisi, mai precipitosi e bruschi, con grande attenzione e cura sia nei confronti degli oggetti sia degli ospiti i quali, a loro volta, devono dare prova di grande serenità e delicatezza nel partecipare e nel bere il tè. UNA VERA ARTE. Sembra che un tè Pu’erh abbia un effetto benefico sulla salute, che inibisca l’appetito e abbassi i livelli di zucchero nel sangue, influenzando positivamente la flora intestinale e aiutando contro la gotta e le malattie renali. La teobromina contenuta, come la caffeina nel caffè, ha un effetto stimolante sul sistema nervoso autonomo, bisogna quindi intendere il tè Pu’Erh come fosse un vino stimolante e berlo, in modo da meglio apprezzarlo, durante la sua lunga cerimonia

11. Lascia un commento generale sulla tua esperienza

Unica, come deve essere ogni viaggio, vicino o lontano che sia.

Ringraziamo Franca Demaria per aver partecipato al nostro progetto”Experience”. Ti auguriamo il meglio

Instagram: TwoForFlight

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